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BRETT ANDERSON: SLOW ATTACK PDF E-mail
Approfondimento - ALTERNATIVE POP
Giovedì 21 Gennaio 2010 13:13

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Brett Anderson era il cantante dei Suede, la band alla quale diede vita insieme a Bernard Butler e a Mat Osman all’inizio degli anni Novanta e che, nonostante gli importanti cambiamenti di formazione, riuscì a sopravvivere tra successi e insuccessi per oltre un decennio. I Tears, nel 2005, furono semplicemente una sorta di convalida di riappacificazione tra Anderson e Butler, poiché il progetto non oltrepassò la pubblicazione di un solo disco. Un paio di anni più tardi Anderson diede alle stampe il suo primo, omonimo, solo-album (V2 Records, 2007) al quale seguiranno, con scadenze regolari, Wilderness (Edel Records, 2008) e Slow Attack (Edel Records, 2009). L’ex-Suede si racconta evitando, però, dichiarazioni relative alle voci di una possibile, seppur temporanea, reunion del combo che lo portò alla fama.

Intervista telefonica del 19 gennaio 2010

·          Brett, come potresti descrivere Slow Attack? Non è assolutamente un disco di facile ascolto, come, del resto, non lo sono nemmeno i miei due album precedenti. Si nutre di colori opachi, scorre sulla base di vicende drammatiche. Credo che sia il mio disco migliore, o forse, semplicemente, quello che trasmette più intensità.

·          Potresti narrarne il concepimento? In questo caso penso che la musica di Gustavo Santaolalla, di Brian Eno e di Bert Jansch mi abbia  marcatamente influenzato. Ho voluto scrivere questo disco come se fossi alle prese con la composizione di una colonna sonora. Con il supporto di Leo Abrahams, ne ho curato la qualità fino al minimo dettaglio, non avevo alcuna fretta di confezionare semplicemente un prodotto finito.

·          Quali brani credi che siano i più significativi? Slow Attack è un disco che deve essere consumato nella sua integrità, non a pezzetti...

·          Anche dal tuo disco d’esordio in qualità di solista, comunque, traspare una certa integrità, non è cosi? Sì, certo, nonostante al suo interno ci siano brani come To The Winter e Song For My Father che hanno un’enfasi nettamente superiore rispetto alle altre composizioni.

·          Quindi credi che The Infinite Kiss e Colour Of The Night non siano all’altezza dei due brani che hai appena citato? Sono due ottime composizioni, entrambe narrano amori contorti, ma niente di più.

·          Prima del 2007 non avevi mai lavorato senza una band al tuo fianco: hai incontrato problemi in questo ambito? Inevitabilmente all’interno di qualsiasi nuova esperienza incontri delle difficoltà, ma questo è un fattore che valuti già a priori.

·          Quali differenze hai percepito durante le fasi di composizione in qualità di solista rispetto ai tuoi periodi con i Suede e con i Tears? Il mio metodo di composizione è cambiato, credo di essere diventato più onesto con me stesso poiché ora esprimo meglio quello che sento dentro, evitando, di conseguenza, l’utilizzo di troppe metafore.

·          Quali erano le tue influenze musicali all’inizio della tua carriera? Beatles, Smiths e Sex Pistols.

·          E ora? In questo periodo ascolto band come Arrows, Midlake e Fleet Foxes.

·          Come ricordi l’esperienza con i Tears? Abbiamo inciso un bel disco, nonostante sia stato l’unico. Ne parlavo al telefono proprio l’altra sera con Bernard (Butler).

·          Sembra che la notizia sia ufficiale: i Suede si riuniranno a breve per un solo concerto a Londra il cui incasso sarà devoluto in favore della Teenage Cancer Trust… Preferirei non parlarne. Ti chiedo scusa.

·          Quali sono, allora, i tuoi prossimi progetti? Sono già in  studio di registrazione  per la produzione del mio quarto disco che con ogni probabilità verrà pubblicato ancora prima della fine del 2010. Insieme a Leo (Abrahams) ho inciso una ventina di brani improvvisati che si trasformeranno in canzoni molto presto...