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CARL BARÂT: CARL BARÂT PDF E-mail
Approfondimento - ALTERNATIVE ROCK
Venerdì 14 Gennaio 2011 06:20

FONTE: GIORNALE DEL POPOLO DEL 14 GENNAIO 2011

SERVIZIO A CURA DI MARCO SESTITO

Antagonista da sempre dell’enfant terrible Pete Doherty, Carl Barât, ex-chitarrista dei Libertines ed ex-frontman dei Dirty Pretty Things, ha pubblicato il suo primo omonimo disco in veste solista il 4 ottobre scorso tramite la propria etichetta, la Arcady Records. In una breve intervista telefonica Barât ne descrive il concepimento e le registrazioni, ma nel contempo spende due parole su Threepenny Memoir (Fourth Estate, 2010), un libro autobiografico, e sull’ipotetico futuro del suo gruppo-madre…

Intervista telefonica del 17 settembre 2010

·          Come potresti descrivere questo tuo primo disco in veste solista? Piuttosto intimo, direi che riporta dei versi in cui racconto apertamente me stesso. È un album che raccoglie i ritagli della mia vita… 

·          Anche Threepenny Memoir è una sorta di autobiografia… Non è cosi? Sì, certo. In questo caso ho voluto descrivere meglio i dettagli… Si potrebbe utilizzare il disco anche come tappeto sonoro alla lettura. Per questo motivo sono stati pubblicati pressoché contemporaneamente… 

·          Perché per il libro la scelta di questo titolo? Direi che si tratta di un omaggio a Bertolt Brecht… The Threepenny Opera mi colpì particolarmente. Il carattere dei personaggi, inoltre, si riflette piuttosto bene all’interno dei passaggi del mio libro… 

·          Quindi, il disco, lo si potrebbe definire una sorta di concept-album? Certamente. Anche se, questo, è un aspetto a cui non avevo ancora pensato…  

·          Si percepisce un sound differente rispetto alle tue precedenti produzioni con i Libertines e con i Dirty Pretty Things… Ho voluto evitare le chitarre distorte e gli arrangiamenti pesanti… È semplicemente un nuovo capitolo della mia discografia… 

·          Cosa mi puoi dire del concepimento e delle registrazioni? Iniziai a scrivere questo disco nel momento in cui, intorno al 2008, intuii che i Dirty Pretty Things non avrebbero avuto un futuro… È stato un lavoro piuttosto lungo, non tanto per l’aspetto melodico ma per l’assestamento degli arrangiamenti… 

·          Potresti fare una riflessione sui testi? Descrivono vicende e relazioni di un’esistenza spesa nel rock’n’roll. Nel bene e nel male. Prima di fondare i Libertines con Pete (Doherty), credevo che tutto quanto si allacciasse ai logorati luoghi comuni legati all’abuso di droga e alcool dei primi anni Settanta… Invece no. Devi riuscire a non cedere. È una realtà contorta, perfida, dalla quale è davvero difficile uscirne indenni. E vivi, soprattutto. 

·          Il titolo del primo singolo è Run With The BoysÈ la ricerca di un compromesso tra due vite parallele che giocano a rincorrersi: la prima, più produttiva e seria, tenta di vincere la seconda, più dispersiva e scanzonata… 

·          Quali sono le influenze musicali che sono confluite all’interno di esso? Direi Tom Waits, Syd Barrett e Bonnie Prince Billy… 

·          Francamente, sono riuscito ad individuare anche il primo Bowie… Che ne pensi di questa mia affermazione? È possibile, certo… La sua musica è sempre stata parte integrante della mia vita… 

·          Quali sono, invece, in generale, i tuoi punti di riferimento musicali? I Velvet Underground e i Beatles mi accostarono alla musica, dopodiché scoprii anche Jackie Wilson… Ricordi Higher and Higher 

·          Pubblicare tramite la tua etichetta, la Arcady Records, è stata indubbiamente una scelta importante… Certo. Attraverso una major avrei ottenuto un riscontro economico più elevato. Ma questo, però, non m’interessava. Te lo garantisco. Volevo un disco privo di interferenze esterne, mio in ogni singolo fattore… 

·          La Arcady pubblicherà anche altri musicisti oppure l’intero lavoro dell’etichetta si focalizzerà soltanto in favore della tua musica? Non voglio assolutamente pormi dei limiti… Un giorno, forse, mi metterò in gioco anche con altre band, con altri compositori, con altri cananti… Perché no?  

·          Nel 2005, all’interno della collana Under The Influence (DMC Records), hai stilato una raccolta di brani che hanno influenzato la tua vita e la tua musica... Riesci ad individuarne uno che riassuma tutto quanto? Nonostante non sia stato inserito all’interno di quella raccolta, direi Liberty Ship degli La’s… 

·          Perché proprio questo? In un certo senso descrive un viaggio… Potrebbe essere quello della mia vita… 

·          Quando militavi nei Libertines hai collaborato spesso con l’ex-Suede Bernard Butler… Credi che anche lui abbia influenzato in qualche modo la tua musica? Ho amato e amo tuttora il suo lavoro, ma non credo che sia confluito all’interno delle mie composizioni… 

·          Pensi che la recente reunion in dimensione live dei Libertines porterà nuovi sviluppi anche in studio di registrazione? Non escludo la pubblicazione di un nuovo disco, forse già nel 2011, anche se non  ti posso nascondere che fino ad oggi non abbiamo ancora trovato il tempo per metterci a tavolino e discutere tutto quanto…