| AIR: LOVE 2 |
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| Approfondimento - SYNTH POP |
| Giovedì 08 Ottobre 2009 14:13 |
SERVIZIO A CURA DI MARCO SESTITOIl giorno della pubblicazione del quinto studio-album degli Air, Love 2 (Emi), Nicolas Godin ne racconta il concepimento e la registrazione facendo scorrere, nello stesso tempo, alcune istantanee del sodalizio artistico con Jean-Benoît Dunckel, l’altra metà del combo.Nicolas Godin - Intervista telefonica del 2 ottobre 2009· Nicolas, descrivimi Love 2… La genesi del disco è sorprendente: siamo entrati in studio senza nuovi brani, solo con una manciata di idee. Non abbiamo mai lavorato in questo modo, dal momento che gli altri album sono sempre stati costruiti sulla base di composizioni accuratamente studiate a priori. In questo caso, invece, è successo l’opposto. Devo dire che la spontaneità ha giocato un ruolo essenziale. · È stato registrato all’interno del vostro nuovo studio, non è così? Sì, certo, e credo che d'ora in poi adotteremo questa soluzione anche per le nostre prossime produzioni. · Quale differenza avete percepito rispetto alle registrazioni degli album precedenti? Devo dire che il lavoro complessivo è stato indubbiamente meno sperimentale e, riallacciandomi al discorso precedente, soprattutto più naturale. · Un’altra vostra produzione quindi… Sì, certo, una decisione presa già da anni che ti permette di personalizzare maggiormente la tua musica. · Perché questo titolo? Ti confesso che non esiste un motivo preciso. Anche il titolo trae ispirazione dalla totale spontaneità dell’album. · Quali brani credi siano i più significativi? La prima traccia che abbiamo registrato, So Light Is Her Footfall, riassume lo spirito globale del disco. E poi Do The Joy e Be A Bee. Credo abbiano entrambe un’enfasi molto particolare… · Ora, però, vorrei tornare alla metà degli anni Novanta, quando gli Air stavano per pubblicare Moon Safari (Emi/Virgin 1998), oppure ancora prima, quando avete registrato i singoli che nel 1997 vennero pubblicati all'interno di Premiers Symptômes (Source)... Mi racconti quel periodo? All’epoca, in Francia, esisteva un movimento denominato French Touch, una sorta di comune nella quale confluiva una grande varietà di musicisti francesi. Era molto stimolante. Ci s’incontrava spesso, si discuteva a proposito dei propri progetti, non esisteva alcuna rivalità. In generale, ti confesso che è stato un periodo estremamente eccitante. · Quali sono state le vostre influenze musicali? Centinaia di colonne sonore, davvero, ma mi limito a citarti solo Isaac Hayes… · Adesso quali sono? Isaac Hayes risuonerà sempre all’interno delle nostre composizioni, è inevitabile. Nonostante questo, però, tentiamo sempre di scoprire nuova musica. Un musicista non può fermare la propria ricerca. Se ciò accadesse, limitazioni e ripetizioni risulterebbero imprescindibili... · Rispetto al primo periodo, il vostro metodo di composizione ha subito qualche variazione? No, non credo. · Siete riusciti a mescolare elettronica di fattura Seventies (Moog, Korg MS-20, Wurlitzer...) ad una strumentazione acustica: un binomio in apparenza dissonante o – quantomeno – poco comune… Abbiamo sperimentato molto e alla fine ci siamo resi conto che la fusione di queste sonorità assumeva un aspetto piuttosto seducente… · Qualche anno fa ho avuto modo di assistere ad una vostra live performance: ricordo svariate improvvisazioni e variazioni all'interno dei vostri brani... Effettivamente l’improvvisazione era diventata un nostro cliché, nonostante il pubblico si aspettasse un’esecuzione fedele alla registrazione in studio. Un fattore, comunque, adattabile solo ad un numero limitato di composizioni. Purtroppo non tutte lo consentono… · La prima collaborazione in ambiente cinematografico si è sviluppata con Sofia Coppola, tramite la realizzazione della colonna sonora di The Virgin Suicides (Emi/Virgin, 2000): in questo caso si sono verificati cambiamenti rispetto al vostro usuale metodo di composizione? Non a livello di scrittura, ma a livello compositivo, poiché davanti ai tuoi occhi hai delle immagini che scorrono… In pratica, incontri problemi di traduzione dal linguaggio delle immagini al linguaggio musicale. · Qualche anno dopo vi ha contattato anche lo scrittore italiano Alessandro Baricco per musicare una sua narrazione pubblicata poi in City Reading (Tre Storie Western) (Source, 2003)… Credo che Alessandro sia stato contento del nostro lavoro, nonostante io non abbia analizzato benissimo i suoi testi… non parlo così bene l’italiano… In generale, però, devo dirti che a livello compositivo il procedimento di stesura dei brani è stato molto simile a quello adottato per i nostri dischi. · Avete dei progetti particolari a breve termine? Tra due settimane incominceremo le registrazioni di una nuova colonna sonora. Si tratta di un cartone animato giapponese intitolato A Distant Neighborhood del regista Jiro Taniguchi… |



