BannerBanner
FUZZTONES E-mail
Approfondimento - GARAGE ROCK
Lunedì 05 Febbraio 2007 13:13

SERVIZIO A CURA DI MARCO SESTITO

Delirio e rock'n'roll, un sound malato, torbido, l'alter ego sonoro dei B-movies recitati da Bela Lugosi. Il rock'n'roll dei Fuzztones è così, decadente e velocissimo. Rudi Protrudi è tuttora il frontman di quella formazione oramai divenuta, insieme a poche altre, il culto del garage revival, nonostante le molteplici resurrezioni. E la performance luganese del 3 febbraio scorso ne ha rappresentato un’ulteriore conferma. Qualche giorno prima Rudi Protrudi si racconta al telefono, racconta il suo rock’n’roll, il suo debutto a New York accanto a Stiv Bators, il suo legame con Screamin' Jay Hawkins; poi racconta i Fuzztones, la testimonianza autentica che il rock'n'roll, quello minimale e orfano di inutili orpelli, non ha ancora terminato la sua corsa: vuole, e lo vuole davvero, continuare a sfrecciare a bordo di una Spider rosso fuoco oltre le centocinquanta miglia orarie.  

Intervista telefonica del 1 febbraio 2007

·          Da qualche tempo vivi in Germania, non è così? Sì, abito a Berlino.

·          Per quale motivo hai deciso di trasferirti in Europa? Devo dire che i Fuzztones sono sempre stati più popolari qui alle vostre  latitudini. Oggi l'America non si nutre più di rock'n'roll genuino, nonostante se ne sia cibata per oltre quattro decenni. Ora il pubblico americano si orienta più facilmente verso l’hip hop e ad altre realtà puramente commerciali. Sai, Marco, voglio ancora vivere attraverso la mia musica...

·          Raccontami di questo mini-tour? Ad accompagnarti, oltre a Lana Loveland, ci sono i Sextress, una band italiana... Lo scorso anno, attraverso la Sin Records, pubblicai il primo tributo ai Fuzztones, Fuzztones Illegitimate Spawn (Sin Records, 2006): un doppio album realizzato attraverso il contributo di molteplici formazioni. I Sextress furono uno dei primi gruppi ad aderire a questo progetto e il loro sound m'impressionò immediatamente.  Qualche tempo dopo, la band chiese la mia disponibilità per qualche show e, come vedi, ho portato con me anche Lana Loveland…

·          Ho sentito che stai già lavorando ad un seguito di questo tributo, è vero? Sì, certo, è in programma, forse verrà pubblicato ancora quest'anno. Sono già in possesso di tutti i nastri ma la tracklist definitiva è ancora in fase di lavorazione. Posso comunque anticiparti che, tra gli altri, ci sarà anche Ian Atsbury.

·          Cosa mi puoi dire della line-up attuale dei Fuzztones? Credo sia, oramai, la decima reincarnazione, anzi, forse la dodicesima, non lo ricordo con precisione dopo ventisette anni di storia. Stiamo preparando un nuovo lavoro saturo di rock'n'roll, rock'n'roll genuino e viscerale.

·          Come hai detto anche tu poco fa, nel corso degli anni la formazione ha subito svariati mutamenti... Amo i cambiamenti, mi piace avere intorno musicisti carichi di entusiasmo. Alcuni di loro, quando iniziano ad invecchiare, perdono quella indispensabile rock'n'roll attitude: purtroppo, questo è un fattore che inevitabilmente toglie vitalità alla tua musica.

·          Quando e come hai incontrato Lana Loveland? La vidi suonare a Los Angeles con la Bonniwell Music Machine. La settimana seguente la incontrai, contattai i suoi fratelli e suo marito e poi... come posso spiegarti… la rapii e la portai con me...

·          Cosa pensi della scena garage attuale? In questi anni stiamo attraversando la terza generazione del garage rock: se ci pensi bene questa musica nacque poco dopo la metà degli anni Sessanta, i Fuzzotnes debuttarono nel 1980, e come vedi questa musica non è ancora apassita, il rock'roll è così. Ci sono molte giovani band che tuttora s'indirizzano al garage rock, e questo, forse, è stato uno dei motivi primari che mi ha spinto a realizzare il tributo ai Fuzztones di cui ti parlavo prima. Come noi, del resto, quando nel 2006 pubblicammo Boom (Beyond Your Mind Records) omaggiammo  i Sonics.

·          Non pensi che solo recentemente le major abbiano aperto gli occhi nei confronti del garage rock? Le band che possiamo definire garage e che si avvalgono di un contratto con una major credo  abbiano dei punti di riferimento molto lontani dai miei come pure, suppongo, da qualsiasi altro esponente di un garage rock corredato da pochi fronzoli. Ogni era del garage ha subito influenze differenti, nonostante le radici essenziali siano oramai indelebili nella mente di ogni essere umano. Anche noi, nel mezzo degli anni Ottanta, diventammo molto popolari qui in Europa. Una major, la Beggars Banquet, ci offrì un contratto e l'acettammo. Un impegno di quello spessore, tuttavia, ti obbliga ad ottemperare a svariati obblighi che privano la tua musica della propria identità.

·          Mi puoi descrivere la scena garage americana degli anni Ottanta? Era davvero incredibile! Le performance erano sempre infuocate, il pubblico partecipava molto di più. Ora, purtroppo, qualcosa si è spento... Peccato...

·          Raccontami del tuo debutto: un'esibizione dei Dead Boys decise il tuo futuro, non è così? Loro furono anche il mio primo gruppo. Prima ascoltavo solo la musica trasmessa alla radio: Seeds, Blues Magoos, Paul Revere and the Raiders... Poi nel 1976, quando vivevo ancora in Pennsylvania, il punk newyorkese mi colpì profondamente. Poco dopo decisi di trasferirmi a New York, nel tentativo di seguire più da vicino la musica che ascoltavo. Dopo un concerto dei Dead Boys, Stiv Bators mi chiese di entrare nella band in qualità di bassista e, credimi Marco, non potevo affatto declinare... In quel periodo iniziai a scrivere le mie prime canzoni, e solo qualche anno più tardi, nel 1980, creammo i Fuzztones...

·          In quale modo incontrasti Screamin' Jay  Hawkins? Da quel sodalizio nacque un live EP... Screamin' Jay suonava ogni sera all'interno di un ristorante, un ristorante molto piccolo di New York. Dovevi vederlo, suonava il pianoforte per gli yuppies... Io mi recai in quel ristorante per tre notti consecutive proponendogli, ogni volta, una collaborazione: alla fine accettò. La testimonianza di quella collaborazione venne documentata all'interno dell'EP di cui parlavi poco fa. Da quel momento la sua carriera si rimise in moto. Un paio di mesi prima della sua morte ci sentimmo al telefono per organizzare nuovi progetti insieme. Un giorno, però, mi chiamò e mi disse: “Rudi, sento che morirò molto presto.” E infatti, poco dopo una settimana si spense. Alcune volte la vita ti riserva gli scherzi peggiori.

·          All'interno del rock'n'roll dei Fuzztones, i B-movies degli anni Cinquanta hanno avuto un ruolo importantissimo: come lo potresti descrivere? Quelle pellicole mi hanno sempre affascinato, sono colme di una decadenza singolare. In questo caso, per la nostra musica, le linee melodiche emesse dall'organo devono comportarsi inevitabilmente da  protagoniste.

·          Come potresti descrivere la tua esperienza al Little Steven's Underground Garage Festival? È stata davvero un'esperienza straordinaria. Non avrei mai immaginato una così forte affluenza di pubblico. Quasi ogni rappresentante del garage rock di questi quarant'anni ha suonato sullo stesso palco, e noi eravamo tra gli headliner. Un evento  documentato anche in video ma, purtroppo, non ancora pubblicato.

·          Quale disco stai ascoltando in questi giorni? Ho appena acquistato The Last Man Standing (Artist First, 2006), l'ultimo di Jerry Lee Lewis. Amo Jerry Lee alla follia. Quando lui morirà, però, sarò io l'ultimo uomo a suonare il rock'n'roll, il rock'n'roll più nudo, il rock'n'roll seminale, quello spogliato di tutti gli inutili fronzoli...