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ROBERT CRAY E-mail
Approfondimento
Lunedì 19 Luglio 2010 07:13

FONTE: CORRIERE DEL TICINO DEL 19 LUGLIO 2010

SERVIZIO A CURA DI MARCO SESTITO

Robert Cray, malgrado un inizio pressoché tortuoso, si racconta all’interno di un percorso in costante ascesa…

Intervista telefonica del 9 luglio 2010

·          Come ricordi l’inizio della tua carriera? Mi racconti il tuo incontro con Albert Collins? Incontrai Albert Collins intorno alla metà degli anni Settanta mentre suonavamo in un bar di Eugene, Oregon. Quella sera arrivò per assistere alla nostra performance e ci chiese di seguirlo in qualità di backing band. Devo ammettere che non esitammo nemmeno un istante… 

·          Qualche tempo dopo hai aperto anche i concerti di Muddy Waters e di John Lee Hooker… Ebbi l’opportunità e la fortuna di suonare quale supporting act di Muddy Waters per sei volte. Ricordo che al termine dei suoi show mi ospitava spesso per una jam session finale… Con John Lee Hooker, invece, la collaborazione fu nettamente più concreta: instaurammo un ottimo rapporto di amicizia dal quale scaturì una costante collaborazione anche a livello di registrazioni in studio. 

·          Strong Persuader (Polygram/Mercury, 1986) è il disco che portò la Robert Cray Band alla fama… Fu il nostro quarto album e dopo svariati tentativi riuscimmo, finalmente, a strappare un contratto discografico agli addetti ai lavori della Polygram. I tre dischi precedenti, purtroppo, passarono pressoché inosservati (ma rivalutati qualche tempo dopo – soprattutto Bad Influence del 1983 -) poiché pubblicavamo tramite un’etichetta indipendente… 

·          Lo stesso anno, inoltre, Keith Richards ti invitò a partecipare al concerto che celebrava i sessant’anni di Chuck Berry… Credo che sia stato davvero un eccellente tributo; Keith, d’altra parte, è da sempre il suo allievo più illustre… È quasi inutile ribadirlo. Durante quello show ebbi l’opportunità d’interagire con innumerevoli rock’n’roll star…  

·          Tra cui Eric Clapton, non è così? Proprio in quel periodo Eric registrò una mia composizione, Bad Influence, che pubblicò all’interno di August (Warner), il suo disco del 1986. Da quel momento iniziammo a collaborare spessissimo, sia in tour sia in studio di registrazione… 

·          Come ricordi, invece, le tue esperienze con Tina Turner e con i Rolling Stones? Poco dopo la metà degli anni Ottanta, la Robert Cray Band suonò in qualità di supporting act al Breaking Every Rule Tour di Tina Turner per una quarantina di date in Europa: una sera mi ospitò sul palcoscenico durante l’esecuzione di A Change Is Gonna Come di Sam Cooke… Un momento, inoltre, che venne documentato nel disco Tina Live In Europe (Capitol Records, 1988). I Rolling Stones, invece, ci ingaggiarono per sei tappe del Voodoo Lounge Tour 

·          Ricordo, però, una tua jam session con gli Stones… Qualche anno fa, a Miami, certo… Suonammo Stop Breaking Down di Robert Johnson, un brano che gli Stones ripresero già nel 1972 all’interno di Exile On Main St. 

·          Ci sono altri musicisti con cui vorresti lavorare? Credo di avere già avuto le più grandi opportunità… Ma lascio tutto al destino… 

·          A cosa si riferisce il titolo del tuo ultimo disco, This Time (Vanguard, 2009)? Indubbiamente al ritorno di Richard Cousins all’interno della Robert Cray Band… 

·          Chi sono i chitarristi blues della nuova generazione che ascolti più frequentemente? Gary Clark Jr., un ragazzo di Austin, Texas… Credo debba davvero giocare le sue carte…